La scissione dell'io e il tramonto degli ideali: l'enqueste dell'uomo moderno nell'epos senza epica de "Il cavaliere inesistente" di Italo Calvino.
Italo Calvino - Il Cavaliere inesistente - (1959)
illustrato da Federico Maggioni
Oscar junior, Edizioni Mondadori illustrato da Federico Maggioni
Scritto e pubblicato nel 1959 al culmine di una crisi personale e ideologica dello scrittore e nel bel mezzo degli anni del boom economico italiano, il nostro cavaliere che chiude la "Trilogia degli antenati" formata da "Il visconte dimezzato" e "Il barone rampante", disegna un amaro ritratto dell'uomo contemporaneo (dal Novecento ad oggi è sempre attuale) nella forma della favola cavalleresca leggera e ironica, così fedelmente illustrata dalle figurine smilze e quasi incorporee dell'illustratore Federico Maggioni. L'uomo di Calvino, animale politico per eccellenza, ora avanza nel mondo alla cieca, risucchiato da crudeli ideologie che hanno perso il contatto con la realtà e l'umanità, oppure guidato come una marionetta da meccanismi burocratici o, al contrario, vissuto da un informe materialismo che fa dell'istinto l'unica forza fino alla dissoluzione dell'identità. Chi è oggi l'uomo, chi siamo noi?
Il romanzo nasce in un momento particolarmente critico per lo scrittore che aveva fatto della letteratura uno strumento di militanza: nel 1957, con una lettera di dimissioni aveva detto addio al PCI, come segno di rifiuto delle prese di posizione di partito relative ai fatti di Ungheria e successivamente alla divulgazione del Rapporto Kruscev sui crimini di Stalin; la mancata presa di posizione di Togliatti contro l'Urss e il generale allineamento del partito su posizioni filorusse lo indussero a rifiutare la tessera e proclamarsi un intellettuale di sinistra, sì, ma libero da condizionamenti esterni.
La letteratura come voce critica dell'uomo è il vero vessillo dello scrittore che guarda al mondo contemporaneo con realismo che, però, non abbraccia il disincanto ma veste i panni della favola cavalleresca ambientata nel campo di Carlo Magno, impegnato con il suo esercito nella guerra contro i Mori, con l'esito di disegnare un viaggio in un mondo in cui l'assurdo viene evinto in tutta la sua valenza significante.
Come ci ha insegnato nelle "Lezioni americane", l'unica chiave per raccontare e forse modificare questo mondo è la leggerezza, quella disposizione d'animo e di stile che ci porta a volare alto sulle cose, guardandole con distacco ironico e consapevole. Il suo sorriso guarda all'ironia di Ariosto piuttosto che ai tragici accenti degli esistenzialisti francesi e svela i meccanismi inceppati del mondo degli uomini attraverso fatti e parole di figurine di carta in un mondo in cui la guerra è un affare da ministero dei duelli e dei conti (l'omicidio di un parente è vendicato da un duello o da più omicidi), le razioni di cibo date e avanzate vanno contate ogni giorno, così come va fatto per le armi e tutto ciò che gira intorno agli "uffici" di Carlo Magno e dove quindi la matematica della guerra sostituisce ogni strategia o lungimiranza di pensiero, cedendo il passo solo alla brutale casualità degli scontri violenti in campo.
I personaggi
Chi è il cavaliere inesistente? I personaggi di Calvino sono figurine geometriche, scomposte in diverse facce ciascuna delle quali si presta però ad un'evoluzione.
Agilulfo (L'esistenza come pura astrazione): È un'armatura vuota, un cavaliere perfetto perché mancato, non umano, che si muove e agisce solo attraverso la forza di volontà, il senso del dovere e il rispetto burocratico delle regole. Agilulfo non esiste, ma sa di esistere. Rappresenta la pura ragione priva di corpo e di passioni, lo strumento che eleva l'uomo a "dominatore" della realtà, ma che in Agilulfo, privo di un corpo, diventa solo strumento di catalogazione degli elementi della realtà ( ad esempio fa tutti i conteggi necessari al campo, o ordina le pigne del campo in forme di triangolo e quadrato). Il suo essere estraneo a bassi istinti di prevaricazione lo fanno amare alla follia dalla guerriera Bradamante che, tuttavia, espia la colpa di aver amato un fantasma privo di cuore ed emozioni. smetterà di esistere quando finirà la sua funzione nell'esercito di Carlo Magno. Figura dell'uomo burocrate o dell'operaio del sistema fordista, è solo un pezzo di un mondo con ingranaggi che vive come unica ragione di vita ma come pezzo senz'anima di una catena di montaggio.
Gurdulù (La carne senza coscienza): Al polo opposto di Agilulfo troviamo il suo scudiero. Gurdulù esiste, è pura corporeità, priva di coscienza. Si immedesima con ciò che vede al punto da perdere la rappresentazione mentale di sè come essere umano, se vede una zuppa diventa zuppa, se vede le papere nuota come loro. È puro istinto animale senza anima.
Bradamante (La nevrosi del desiderio): Narratrice dell'opera, donna guerriera innamorata dell'irraggiungibile perfezione astratta di Agilulfo, ma costantemente inseguita dalla prorompente e invadente e vitalità di Rambaldo, finisce per amarlo dopo un periodo di espiazione in convento in cui le è dato il compito di scrivere l'opera che leggiamo.
Rambaldo e Torrismondo (i giovani cavalieri in formazione): Rappresentano le due vie della giovinezza e il loro percorso di ricerca e di costruzione dell'identità. Entrambi sono protagonisti di una enqueste (dal latino inquiere - investigare dentro) di memoria cavalleresca. Rambaldo è un vero cavaliere che in cerca di se stesso attraverso l'azione, la passione amorosa e la vendetta (la concretezza dell'esperienza). Il suo furioso inseguire la sua passione d'amore per Bradamante lo porterà a capirla e perderla in un inseguimento infinito che si svela ancora in corso nel finale ma che lo rendono comunque virtuoso in quanto si fa titolare di un sentimento e di un pensiero. Il desiderio e la ricerca di sé sono il motore delle sue azioni e lo porteranno al ricongiungimento con le diverse facce della sua personalità quando indosserà l'armatura che Agilulfo gli ha lasciato in eredità, facendo di sé un tutt'uno di ragione, sentimento, istinto. Torrismondo cerca l'identità attraverso l'astrazione ideologica, la purezza assoluta e l'appartenenza morale (i Cavalieri del Graal). In conclusione del suo percorso di formazione di rivela essere uno dei personaggi più compiuti dell'opera: smarrita la sua identità e il senso del suo vivere nel mondo cerca se stesso attraverso un'inchiesta che è tutta interiore: affronta il suo rapporto con il passato ricostruendo le sue origini familiari, supera o shock del confronto con i suoi padri dell'ordine del Santo Graal, cavalieri che con l'alibi del vuoto e dell'assenza mistica di giudizio si lasciano andare alle azioni più turpi e disumane dicendosi posseduti dallo spirito del mondo, infine, rivendicando il diritto a manifestare la pienezza del proprio essere nel mondo facendosi titolare di idee ed emozioni e ribadendo il valore dell'empatia nelle relazioni, sposa Sofronia, la donna che ama, dopo aver appreso che non è né sua madre né sua sorella e concede la democrazia al nascente Comune di Curvaldia su cui, per diritto regio, aveva potestà di conte.
Come non riconoscere in Torrismondo l'alter ego di Calvino che, deluso dalla politica sposa la letteratura (qui Sofronia) e la democrazia?
E voi quale personaggio del Cavaliere di Calvino amate o in quale vi riconoscete?
















































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